Certo, non è ancora l’investitura. Certo,
sono chiacchere in libertà. Certo tutto. Però, se l’Italia
torna in corsa, torna in corsa anche la candidatura unitaria della Liguria
e si aprono scenari completamente nuovi. Seguiteci e proveremo a spiegarvi
perchè. Ma, soprattutto, cosa potrebbe comportare per la nostra
regione.
Solo pochi mesi fa, durante gli Act preparatori alla Coppa
America vera e propria, sembrava un sogno bello e assolutamente impossibile.
Le sfide a Valencia andavano a meraviglia; il campo di regata è
perfetto; la nuova area portuale e tutto quello che la circonda sono un
vero gioiellino. Soprattutto, le situazioni metereologiche e segnatamente
quelle del vento - che sono la condizione non sufficiente, ma necessaria
per poter regatare - erano una sorta di paradiso terrestre della vela:
sfide che non saltavano mai o quasi; calendari rispettati alla virgola;
Eolo che faceva regolarmente il suo dovere. Poi, all’improvviso,
la svolta: da quando è iniziata la Louis Vuitton Cup vera e propria
- le sfide che contano davvero - sono iniziati i problemi. Regate rinviate
il primo giorno. Regate rinviate il secondo giorno. Regate rinviate il
terzo giorno. Regate rinviate pure ieri. Mai successo prima e, soprattutto,
mai successo nei primi giorni di regate con il rischio di una disaffezione
del pubblico prima ancora che la gara cominci. Un disastro assoluto.
Insomma, le granitiche certezze di ripetere l’esperienza
di Valencia si stanno un po’ arenando come le barche ferme mestamente
nei loro quartier generali. E, anche per questo, l’idea di far disputare
la prossima edizione in Italia prende quota. Soprattutto dopo gli ottimi
numeri fatti registrare dall’Act di questa America’s Cup che
si è disputato a Trapani. Certo, Genova e la Liguria devono vedersela
in primo luogo proprio con Trapani e soprattutto con
Napoli: il capoluogo partenopeo è stata l’ultima città
italiana rimasta in corsa nell’ultimo ballottaggio che ha portato
alla scelta di Valencia e, soprattutto, può contare sulla forza
trainante di Mascalzone Latino, non indifferente.
Ma, a questo punto, scattano le armi liguri. Innanzitutto,
la nostra candidatura non sarebbe puramente genovese, ma coinvolgerebbe
anche Imperia, Savona, il Tigullo e La Spezia, uno scenario naturale unico
al mondo. Poi, non bastasse, la candidatura ligure - così come
fu quella per l’edizione in corso, supportata dalla giunta regionale
guidata da Sandro Biasotti - sarebbe una candidatura di gruppo, perchè
coinvolgerebbe anche la Regione Lombardia guidata da Roberto Formigoni
e addirittura sponsor di uno degli sfidanti, i gardesani di +39.E, a questo
punto, la Liguria sarebbe lo sbocco al mare naturale per tre consorzi,
forse addirittura quattro: per l’appunto +39, gli svizzeri di Alinghi,
colpevoli della scelta di Valencia per quest’edizione e naturalmente
Luna Rossa, che batte bandiera genovese. La sfida del team Prada-Telecom,
infatti, in quest’edizione è ufficialmente lanciata dallo
Yacht Club Italiano di Carlo Croce, genovesissimo con il suo porticciolo
Duca degli Abruzzi. E il quarto scafo di casa? In un certo senso, almeno
d’adozione, è Shosholoza, la barca sudafricana, che però
è praticamente gemellata con Genova. E, addirittura, ha scelto
la Lanterna per venire a presentarsi immediatamente prima dell’ultima
partenza per Valencia. Grazie allo sponsor Msc, le cui crociere partono
da Ponte Parodi. Tutto si tiene.
Così come sono moltissimi i sapori di Liguria imbarcati
sugli scafi a Valencia: molti membri degli equipaggi, ovviamente; l’architettura
della base operativa di Luna Rossa, firmata da Renzo Piano; l’abbigliamento
genovesissimo di alcuni team griffati Slam; le vele di Mascalzone Latino,
realizzate negli stabilimenti di Andora; il ricordo della tappa del tour
europeo della Coppa che venne ospitata da Santa Margherita Ligure... Come
dire?, i sapori di casa non mancano. E, soprattutto, c’è
uno studio di Alinghi commissionato ai metereologi dell’Arpal sui
venti in Liguria, più positivo di quanto si potesse pensare. Insomma,
sogno sì. Ma ad occhi aperti.
A questo punto, si potrebbe tranquillamente obiettare
che, a chi non è appassionato di vela, tutto questo non interessa
nulla. Anzi. E che, in fondo, è roba che appassiona una nicchia.
Ecco, la risposta all’obiezione è Valencia.
Valencia come è oggi intendo. Già l’anno scorso, proprio
su queste pagine, avevamo raccontato dell’abisso che separa Genova
da Valencia. Nonostante Genova e la Liguria partano in netto vantaggio
storico e paesaggistico. Gap superato dagli spagnoli grazie a una politica
che, fortunatamente per loro, non ha nulla a che vedere con la nostra
politica. Il console italiano a Valencia Leonardo Carbone è di
una semplicità e di una chiarezza nell’esposizione disarmante:
«É una questione di velocità nelle procedure. In Spagna,
basta pochissimo per rendere operativo un progetto, anche sul piano legislativo.
Da queste parti, non esiste burocrazia. Ecco perchè è stato
possibile costruire un porto come quello che ospiterà l’America’s
Cup nel giro di pochissimi anni». Parole che suonano come musica
qui da noi dove si discute da decenni di Terzo Valico; dove qualsiasi
comitato blocca qualsiasi decisione; dove le proteste di pochi fermano
tutto. Viviamo in un altro mondo, purtroppo.Poi, certo, la differenza
è anche fra le classi politiche locali. L’Alcadesa di Valencia
(che, tradotto, è «la sindaca»), è davvero la
sindaca di tutti, lei sì. Rita Barbera, eletta nelle liste del
centrodestra locale, governa da quasi dodici anni e anche oggi sfiora
il 70 per cento dei voti, come spiega ancora il console italiano: «É
un sindaco che riesce a farsi amare, che va in giro fra la gente, che
s’informa dei problemi, che li affronta e li risolve. É molto
amata dai valenciani, è il sindaco del popolo». E anche qua
viviamo in un altro mondo rispetto a Genova.
Continuiamo a sognare. Grazie al volano costituito dalla
Coppa America, ora Valencia sta lavorando per portare in città
la finale di Champions League e un gran premio di Formula 1, che avrebbe
un fascino incredibile, come tutti i circuiti cittadini, a partire da
quello di Montecarlo. Che è un po’ il nostro gran premio.
Chiudiamo con due numeri. Dati ufficiali, certificati
dalla Camera di commercio e turismo di Valencia: fra il 2000 e il 2005
- e quindi al netto della Coppa America e anche della visita di Papa Benedetto
che ha portato moltissimi pellegrini in città - la crescita turistica
è stata del 58,3 per cento. Fra il 2004 e il 2005, cioè
in un solo anno, i visitatori sono cresciuti del 15,1 per cento. E, se
nel 2006 i turisti in città sono stati un milione 294mila260, il
conto finale di quest’anno dovrebbe sfiorare i tre milioni
Ho sognato, poi ho riaperto gli occhi.
Ero a Genova.
Massimiliano Lussana