| N ell'ultimo collegio elettorale in fondo a sinistra,
quello con vista sulla Tunisia, c'è un senatore di Forza Italia
che può permettersi di guardare con totale disinteresse alla battaglia
sul ritorno al sistema proporzionale. Si chiama Antonio D'Alì:
barone, proprietario terriero, famiglia di banchieri con solidi agganci
nella massoneria, sottosegretario agli Interni. Ma soprattutto, d'ora
in poi, l'uomo che riuscì nell'impresa di portare a Trapani l'America's
Cup di vela e, a cascata, un centinaio di milioni di euro. E poi tutte
le televisioni del mondo che dal 29 settembre trasmetteranno in diretta
le pre-regate della Louis Vuitton Cup, ripescando Trapani da un anonimato
finora rotto solo per fatti di mafia e per le immagini dello sceneggiato
'La Piovra'. Per una delle provincie più povere d'Italia, è
un'occasione di riscatto come ne capitano ogni cent'anni. Per il barone
D'Alì, venuto al mondo il giorno di Natale di 54 anni fa, un affare
da laticlavio a vita.
Da una settimana i trapanesi si recano in silenziosa e ammirata processione
sulla banchia Isolella per sbirciare Alinghi, Luna Rossa, +39 Challenge,
Mascalzone Latino e le loro otto sorelle arrivate da Malmö con una
grande nave cargo svedese. Finalmente i disagi e le polemiche per i 15
cantieri aperti e i chilometri di lungomare completamente scoperchiati
e rifatti, hanno acquistato un senso tangibile. Come tangibili sono i
soldi e il buonumore portati da quel migliaio di velisti e affini, tutti
atletici e ben vestiti, che la sera gira per i vicoli della città
vecchia e riempie i locali a caccia di tonno fresco e cous-cous di pesce
(anche se spesso annaffiati con la birra). E dire che due anni fa, quando
'il senatore' annunciò la lieta novella velica, nessuno ci credeva.
Racconta il sindaco Girolamo Fazio, imprenditore vinicolo prestato alla
politica: "Questa è una città di scettici, gente che
ancora qualche mese fa diceva: cosa? La Coppa America per la prima volta
in Italia e vengono a farla da noi? Ma figurarsi...". Com'è
potuto succedere, però, ormai qui in città lo sanno tutti.
Il barone D'Alì ha convinto personalmente l'industriale farmaceutico
italo-svizzero Ernesto Bertarelli (Serono), patron di Alinghi e organizzatore
della prossima edizione. Tanto D'Alì è riservato e 'low
profile' a casa propria, tanto è mondano a Roma e ben inserito
nel belmondo grazie alla nuova moglie Antonia, infaticabile organizzatrice
di cene. Ma a stabilire il contatto decisivo con Mister Alinghi è
stato l'amico Cesare Florimonte, emigrante di lusso in Svizzera, dove
è diventato vicepresidente della Serono. Il resto l'ha fatto la
natura. Perché se è vero che Trapani, urbanisticamente,
era stata lasciata andare, tuttavia ha sempre potuto contare su due grandi
'asset': le Egadi e il vento.
L'arcipelago di Favignana e Marettimo sarà lo scenario mozzafiato
delle regate. E la forza di grecale e maestrale, che qui soffiano costantemente
su medie intorno ai 15 gradi, assicura condizioni che hanno subito impressionato
il team dei giudici di gara piombato a Trapani un anno fa per il primo
sopralluogo. Per la cronaca, lo scorso week-end, quando sono arrivate
le 12 barche, il maestrale soffiava a 16 nodi con un sole da cartolina.
Tutti incrociano le dita e sperano che un tempo del genere tenga altri
dieci giorni, senza fare scherzi.
Il vero timore, fino a qualche giorno fa, era che Trapani non riuscisse
a farsi trovare pronta. Perché se l'organizzazione tecnica del
gran circo velico è nelle rodate mani degli svizzeri di AC Management,
tutto il resto dipende dalle amministrazioni locali. E qui, anche se alla
fine tutto si arrangerà con la consueta italica perizia nello sfruttare
l'ultimo secondo utile, i brividi sono stati tanti. Fare una passeggiata
per il lungomare, a dieci giorni dalla cerimonia inaugurale, regala sensazioni
non esattamente da Costa Azzura. Gru dappertutto, asfalto per aria, castelli
interminabili di ponteggi, colate di cemento, lastre di marmo poggiate
direttamente sul pietrisco. E soprattutto, nei cantieri navali che separano
il campo di gara dalle storiche saline, troneggiano montagne di rifiuti
maleodoranti, spuntati dai dragaggi. Attendono ancora di essere analizzati
e smaltiti. Anzi, in realtà stavano già cominciando a farlo,
spedendoli abusivamente a Marsala o nascondendoli in una grossa buca del
diametro di una decina di metri scavata sul lungomare. Ma una soffiata
ha avvertito i carabinieri che, proprio mentre a poche centinaia di metri
attraccava il cargo svedese delle meraviglie, hanno fatto irruzione in
alcuni cantieri e vi hanno trovato quintali di fanghi nocivi e rifiuti
oleosi. Risultato: nelle stesse ore in cui il sindaco e le autorità
locali accoglievano festanti le barche, il procuratore capo Giacomo Bodero
Maccabeo sequestrava tre cantieri e un mega-parcheggio. Apriti cielo!
Nonostante lo svolgimento delle gare non sia minimamente in dubbio, il
sindaco ha parlato di "inquietanti sincronie" e il sottosegretario
D'Alì ha subito chiesto per Trapani nientemeno che "una tregua
olimpica, come quella saggiamente auspicata da Gianni Letta per la vita
politica del paese a 150 giorni dai Giochi invernali di Torino 2006".
Anche se nessuno ha certo l'ardire di sostenere apertamente che la 'tregua
olimpica' debba valere anche per la legalità, i riferimenti a Letta
e a Torino sono tutt'altro che casuali. E non solo perché anche
in Piemonte, come a Trapani, la magistratura ha già sequestrato
un mucchio di carte e 'spia' in silenzio tutti i lavori, pronta a muoversi
appena se ne saranno andati via i riflettori mondiali.
Degli 80 milioni di euro piovuti su Trapani per l'America's Cup, i tre
quarti arrivano dal governo e sono stati gestiti direttamente da un fedelissimo
di Gianni Letta come Guido Bertolaso, responsabile della Protezione civile
(gli altri 20 li hanno tirati fuori Comune e Regione Sicilia). E grazie
al fatto che Letta e Silvio Berlusconi hanno concesso alle regate di Trapani
il bollino legale di 'Grande evento' (come il G-8 di Genova e il vertice
Nato a Pratica di Mare, e le stesse olimpiadi torinesi), i finanziamenti
e le procedure di gara sono state velocissime, con la prefettura che è
diventata 'stazione unica appaltante'. Quest'ultima scelta è stata
presa anche per mettere al riparo l'evento dagli appetiti della mafia,
che da queste parti "è abituata da sempre ad avere la regia
degli appalti", per usare le parole scelte dalla commissione Antimafia
guidata dal forzista Roberto Centaro nella sua ultima missione.
A Trapani operava un boss del calibro di Vincenzo Virga, arrestato dal
capo della squadra mobile Giuseppe Linares nel febbraio 2001. E in provincia
si nasconde il latitante numero due di tutta Cosa Nostra, quel Matteo
Messina Denaro che fino al 1994 era campiere dei D'Alì. Queste
storie non devono però turbare la grande festa griffata Louis Vuitton.
Sono previsti non meno di 15 mila turisti e da settimane, in tutti gli
alberghi a 3 e 4 stelle della zona, non si trova una camera. Per ospitare
tutti è stata affittata un'enorme nave che fungerà da grand
hotel galleggiante e tutti i posti barca sono prenotati. In città
sono attesi re Juan Carlos, Berlusconi e un bel po' di ministri, Pietro
Lunardi in testa. Oltre a Massimo D'Alema e Roberto Castelli, che saranno
telecronisti d'eccezione in una sorta di Bicamerale della Vela. E poi
quelli di seconda fila. Per 1.500 di loro, quelli rimasti fuori dai party
esclusivi sugli yacht, il Comune offrirà una mega-cena all'aperto
su due serate nel centro storico, al modico costo di 150 mila euro (ma
il sindaco Fazio garantisce che gli sponsor copriranno tutto).
A Trapani, passata la festa, resterà quantomeno un'opera attesa
da 60 anni: l'allacciamento della rete fognaria al depuratore, avvenuto
dieci giorni fa. Il rischio di regate in acque poco chiare, a lungo paventato
dagli ambientalisti, è così scongiurato. Mentre l'occasione
persa è quella di un'opera fondamentale come il rilancio del porto
commerciale, in vista dell'apertura del mercato unico del Mediterraneo
nel 2010. I soldi, grazie alla legge speciale, si potevano trovare. Ma
di fronte a una serie di scorciatoie procedurali dalla dubbia legittimità,
gli ambientalisti hanno convinto la Protezione civile a bloccare lo scavo
dei fondali. La concorrenza al porto di Palermo, ormai saturo, aspetterà
ancora.
di Francesco Bonazzi
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