Venezia, martedì 15 aprile 2003, S. Annibale
Terza puntata
VELA: TRIESTE E VENEZIA CI SONO RIMASTE MALE
[p.s.: e Trapani, no?]
La Coppa America verso la Spagna Valencia sede «favorita» da Alinghi. L'Italia prepara l'erede di Prada

Emanuel Richelmy

Bastano poche, fredde parole stampate su carta intestata per interrompere bruscamente un sogno. Poche parole («Vi ringraziamo del vostro interesse e del vostro entusiasmo, eccetera, eccetera») e la speranza di ospitare la 23ª edizione della Coppa America svanisce in un istante, vaporizzata. E' ciò che è successo ad almeno una cinquantina di località sparse tra Mediterraneo e Mare del Nord, potenziali candidate per fare da teatro alla prossima puntata della saga velica che più di ogni altra appassiona comuni mortali e miliardari con attitudini sportive, quella brocca d'argento che il sindacato svizzero Alinghi del giovane industriale di origine italiana Ernesto Bertarelli e del mitico skipper neozelandese Russel Coutts ha osato strappare in marzo agli All Blacks del mare dopo quattro mesi e mezzo di regate nel golfo di Auckland. Come s'impara fin dalle scuole elementari, la Svizzera non ha sbocchi sul mare e la secolare regola, in questo caso, parla chiaro: niente laghi - ne avrebbero a bizzeffe, gli elvetici, ed è in uno di questi, il bacino di Ginevra, che è nata la sfida di Alinghi - e allora urge trovare una sorta di «dependance» con vista sul Mediterraneo o sull'Oceano per ospitare il ritorno della Coppa America in Europa dopo un secolo e mezzo dalla prima edizione disputata a Cowes, in Inghilterra. Niente di più facile - chi non vorrebbe «sacrificarsi»? - ma allo stesso tempo, vista l'abbondanza di candidature fioccate a decine già dopo qualche ora dalla vittoria svizzera, niente di più delicato. La lettera di Michel Bonnefous, presidente del Management Limited, il comitato impegnato ad organizzare la prossima edizione dell'evento, ha stroncato sul nascere ogni speranza, restiamo in ambito italiano, a città come Trieste, Venezia, Cagliari, Savona o Trapani. Tutti bocciati, dunque, tranne otto località: la portoghese Lisbona, le spagnole Valencia, Barcellona e Palma di Maiorca, la francese Marsiglia e le nostre Napoli, Porto Cervo e Isola d'Elba. Un gruppo da cui uscirà la sede della prossima Coppa, che sarà ufficializzata dal management di Alinghi entro la metà di dicembre.
Ovviamente c'è chi non l'ha presa bene: è il caso di Trieste, scartata senza motivi apparenti: era la proposta migliore, almeno tra quelle provenienti dal Bel Paese, soprattutto se raffrontate con le notevoli difficoltà logistiche di Porto Cervo ed Elba, o con le enormi problematiche sociali delle regate nel golfo di Napoli. E viste, oltretutto, le rassicurazioni e le garanzie che gli stessi manager svizzeri avevano fornito ai triestini. Sorge il dubbio, dunque, che le «magnifiche otto» siano solo un modo per tenere i piedi in più staffe, quando la scelta, in linea di massima, è già stata operata e non coinvolge l'Italia. Si dice, infatti, che il dubbio sia solo tra Palma di Maiorca, Marsiglia e Valencia, con quest'ultima favorita.
L'unica certezza, al momento, è che gli svizzeri questa Coppa America la cambieranno parecchio. In bene? In male? Siamo propensi alla prima ipotesi, alla luce delle prime anticipazioni sul nuovo protocollo che regolerà la competizione e che come d'abitudine è prerogativa del defender, di chi cioè ha in mano il trofeo. Cambierà il formato della competizione, per avvicinarsi sempre di più ad un pubblico meno esperto e più televisivo; ed aumenteranno gli equipaggi, visto che già si parla di una quindicina di sfide, due delle quali provenienti dall'Italia: nuovamente Mascalzone Latino di Vincenzo Onorato, con il triestino Vasco Vascotto nel ruolo di skipper, e un team ancora segreto (che siano coinvolti i Benetton?) che pare abbia già acquistato barche e tecnologia dell'ormai «defunto» team Prada Challenge. Fantavela? Forse no...


come era cominciata
- come può finire